Lasciamo Roccella alle spalle, con una pedata

Sì, Roccella ci aveva fatto aspettare, disperare, dubitare … ma quando le cose sembrano andare a rotoli, chissà se effettivamente si stanno riposizionando? Chissà, se l’ago del giradischi non salta semplicemente per suonare la canzone giusta? Non più una canzone, ma un intero concerto è iniziato quel giovedì a mezzanotte, un recital di 16 ore, oltre 118 miglia.

La prima sezione fino a Spartivento e stata puro rock. È difficile non ammettere che gli elementi erano, letteralmente, dalla nostra parte quella notte. Sembrava che suonassero dal vivo quel tema che ti accappona la pelle. Vento di poppa a 25 nodi, raffiche di 30, che emettono esattamente dalle nostre spalle. Le onde accelerarono facendoci cavalcare le loro schiene, una dopo l’altra. Nell’oscurità della notte, che cancella l’orizzonte, le luci di navigazione illuminavano solamente le vele bianche e una schiuma che sottolinea ripetutamente la barca. Riusciamo a toccare i 14 nodi di velocità.

Quanto volevamo raggiungere Spartivento. Tante volte lo abbiamo visto dal treno, andando a vedere il mago! Era diventato un simbolo del superamento o un trofeo e, infine, girandolo, abbiamo girato il vento e con lui l’euforia. La sezione successiva fino all’alba fu una navigazione calma, meritata e riconoscente.

Già con la luce del giorno siamo tra la Sicilia e la Calabria. Sullo sfondo si intuisce lo Stretto di Messina. Siamo arrivati ​​giusto in tempo: dal silenzio arriva dolcemente l’apertura di un’aria musicale, è la corrente che passa agevolmente da stanca a portante. L’ascoltiamo pacificamente, deve essere il canto delle sirene che già senile e tenero, ci porta avanti. Sicilia e Calabria si avvicinano, come labbra per emettere un fischio. Le temibili Scilla e Cariddi risultano essere due giganti torri di ferro, bianche e rosse, vecchie torri di linea elettrica, che già in disuso, si ergono contro il cielo più simili a due solenni sfingi che guardano il passaggio. Apparentemente, la benevolenza è l’età avanzata dei mostri mitici. Quindi la bocca di Messina si chiude, così suona il fischio e attraverso di essa entriamo di soppiatto nel Tirreno. Questa è l’ultima parte di questa tappa, del concerto, il vento decade, le forze scadono. Questo mare ci accoglie con un pò di malinconia. Senza onde e senza vento, una leggera pioggia punteggia il mare. Il tramonto ci lascia a Milazzo, dove il tempo sembra ugualmente fermato, quindi ci fermiamo anche noi. Quella notte abbiamo dormito 13 ore.

Dejar atrás Roccella, de una coz.

Sí, Roccella nos había hecho esperar, desesperar, dudar… pero cuando las cosas parece que se tuercen, ¿quién sabe si en realidad se están reubicando? ¿Quién sabe si la aguja del tocadiscos no acaba de saltar para hacer sonar la canción justa? Ya no una canción sino todo un concierto empezaba aquel jueves a media noche, un recital de 16 horas y media, a lo largo de 118 millas.

El primer tramo hasta cabo Spartivento era puro rock. Es difícil no admitir que los elementos estaban literalmente de nuestra parte aquella noche. Sonaban como suenan en directo ese tema que te eriza la piel. Viento de popa a 25 nudos, ráfagas de 35, emitiendo exactamente desde nuestras espaldas. Las olas se aceleraban haciéndonos cabalgar sus lomos, una tras otra. En la oscuridad de la noche, que borra el horizonte, las luces de navegación iluminaban sólo blancas las velas y una espuma que repetidamente nos subraya. Llegamos a ver los 14 nudos de velocidad. 

Cuántas ganas teníamos de alcanzar Spartivento. ¡Tantas veces lo habíamos visto desde el tren, yendo a ver al mago! Se había convertido en un símbolo de superación o en un trofeo y, por fin, al girarlo, giramos el viento y con él la euforia. El siguiente tramo hasta el alba fue de una navegación tranquila, merecida y agradecida.

Ya con la luz del día nos encontramos entre Sicilia y Calabria. El estrecho de Mesina se adivina al fondo. Llegamos justo a tiempo: Desde el silencio llega dulcemente la abertura de un aria, es la corriente que suavemente pasa de estanca a portante. La escuchamos plácidamente, debe ser el canto de las sirenas que ya seniles se han enternecido y deciden llevarnos hacia delante. Sicilia y Calabria se acercan entre sí, como unos labios para proferir un silbido. Scilla y Caribdis resultan ser dos altísimas torres de hierro, blancas y rojas, antiguas torres de tendido aéreo, que ya en desuso, se yerguen contra el cielo más parecidas a dos solemnes esfinges que vigilan el paso. Al parecer, la benevolencia es la vejez de los monstruos míticos. Así la boca de Mesina se aprieta, así suena el silbido y por él nos colamos hasta el Tirreno. Esta es la última parte de esta etapa, del concierto, el viento decae, las fuerzas caducan. Este mar nos recibe con cierta melancolía. Sin olas y sin viento, una suave lluvia le puntea el lomo. El ocaso nos deja en Milazzo, donde el tiempo parece igualmente parado, así que nos paramos nosotros también. Aquella noche dormimos 13 horas.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...