Tra Sicilia e Baleari c'è di mezzo la Sardegna

Le previsioni ci danno una tregua di almeno due giorni, forse tre se combiniamo bene i tempi di partenza e di arrivo. Diventiamo ambiziosi: se riusciremo a raggiungere una media di almeno 6 nodi saremo in grado di arrivare direttamente alle Isole Baleari. Sì, perché no? Lasceremo San Vito, la Sicilia e l’Italia. Facciamo scorta di olio, parmigiano e un paio di altri tesori. Siamo pronti, andiamo alle Isole Baleari, sono tre giorni di attraversamento, l’ultimo probabilmente con la pioggia ma le Isole Canarie ci compenseranno con i suoi caldi giorni di eterna primavera.

Quindi usciamo, il vento ci fa aspettare e aspettare, ancora contenuto dalla presenza dell’isola e anche dopo dalle Egadi. Ma la media può ancora essere tracciata.

La notte cala e con essa una densa umidità, una coperta invisibile che lascia l’intero ponte immerso nell’acqua, senza l’ovvietà della pioggia, senza il suo suono o la sua fastidiosa cortina di gocce, ma stiamo navigando nell’acqua. Che modo elegante ha il tempo di renderci fradici e congelati in silenzio. C’è qualcosa di più incredibile di quel plancton? Di quel luccichio luminoso che solleva la nave mentre passa, come la polvere fatata che faceva volare la nave pirata di Captain Hook? Sì, quella notte sapevamo che si, tra le polveri dorate, sfere luminose grosse come una mano tesa, erano luminose ancor lontano dalla poppa. Che cosa sono meduse?

Turni di due ore, come sempre, ma due ore non sono sufficienti per rimuovere l’umidità dalle ossa e riposare. Al mattino siamo stanchi come se avessimo passato due notti. Il sole sorge e dissipa le nuvole, è il mio compleanno, compio 35 anni. Un giorno perfetto di navigazione calma. Ma troppo calmo, il meteo ci aveva promesso un po più di vento e il motore non voleva andare, ha dentro un un po’ d’aria. Non sta andando bene. Guardiamo il vento che guarda dall’altra parte. No, non abbiamo superato in media 6 nodi e ovviamente senza motore non andiamo alle Isole Baleari.

Siamo vicino alla Sardegna, che avevamo scartato, ma ora la baia di Cagliari si apre in lontananza come un abbraccio. Tutti i porti, più o meno, hanno la forma di un abbraccio. Le sue solide pareti si aprono sul mare per proteggere le barche esauste, umide e senza motore. Ci mettiamo in rotta su quelle braccia e quando ci avviciniamo il vento, finalmente, si dà per scontato. Svolta, il vento gira per condurci, il più rapidamente possibile a Cagliari. 4, 5, 6 nodi che arrampicata. Dimmi i tuoi piani che gli dei rideranno, dicono i Greci. Soffia più forte e più forte, stiamo volando direttamente al porto. Riduciamo le vele, andiamo a 8 e 9 nodi, certe forze non possono essere contraddette, Cagliari ci ingoia con la sua enorme bocca. La Sardegna non si limita a vederci passare. Ci sono onde corte e insistenti, si tiene forte il timone, rettificando la rotta segnata dallo sguardo fisso sul faro. Improvvisamente sento il trascinamento nello stomaco e la curiosità mi supera: guardo in mare. Il mare è nero, non si vede nulla, io fisso un secondo e lì vedo un abisso profondo, a cui non credo quasi. È così profondo che mi dà vertigini. E così è stata l’onda. Il cuore gioca duro contro le costole, per fortuna è stata una meraviglia unica, l’ultimo grande colpo del mare, come un pugno sul tavolo dopo un discorso arrabbiato. Navigando nel porto, è molto ampio e ci consente di ancorare. Di notte il mare ci sveglia tremando, a quanto pare è passato un traghetto molto vicino a noi. La mattina ci rimorchiano, attracchiamo con le trappe, buongiorno Cagliari … siamo passati di qui … e va bene, comunque.

Ente Sicilia y las Baleares está Cerdeña.

El pronóstico nos da una tregua de al menos dos días, quizá tres, si conjugamos bien las horas de salida y llegada. Nos volvemos ambiciosos: si logramos alcanzar una media de al menos 6 nudos seremos capaces de llegar directamente a Baleares. Sí, por qué no? Vamos a dejar San Vito, Sicilia e Italia. Hacemos acopio de aceite, parmesano y un par de tesoros más. Estamos listos, vamos a Baleares, son tres días de travesía, el último de ellos seguramente con lluvia, pero Canarias nos lo compensará con sus cálidos días de primavera eterna.

Así que salimos, el viento se hace esperar y esperar, contenido todavía por la presencia de la isla y aun después de las Egades. Pero la media aun se puede remontar. Cae la noche y con ella una humedad espesa, una manta invisible que deja la cubierta entera inmersa en agua, sin la obviedad de la lluvia, sin su sonido ni sus molesta cortina de gotas, pero estamos navegando dentro del agua. Qué elegante manera tiene el tiempo de dejarnos calados y congelados en silencio.

¿Hay algo más increíble que ese plancton, esa purpurina brillante que despierta el barco al pasar, como el polvo de hadas que hacía volar el barco pirata del Capitán Garfio? Sí, esa noche supimos que sí, entre el polvo dorado bolas luminosas como una mano extendida, se veían iluminadas hasta muy lejos por la popa. ¿Qué son? ¿Medusas?

Turnos de dos horas, como siempre, pero dos horas no bastan para sacarse la humedad de los huesos y descansar. Por la mañana estamos cansados como si lleváramos dos noches. Sale el sol y disipa las nubes, es mi cumpleaños, cumplo 35. Un día perfecto de vela tranquila. Pero demasiado tranquila, el meteo nos había prometido algo más de viento y el motor no quiere ir, debe haber entrado algo de aire en el circuito del gasoleo. No va bien. Miramos al viento y este mira hacia otro lado. No, no hemos superado los 6 nudos de media y desde luego sin motor no nos vamos hasta Baleares. 

Estamos cerca de Cerdeña, que la habíamos desechado, pero ahora la bahía de Cagliari se abre a lo lejos como un abrazo. Todos los puertos, más o menos, tienen la forma de un abrazo. Sus sólidos muros se abren sobre el mar para proteger los barcos exhaustos, húmedos y sin motor. Ponemos rumbo a esos brazos y cuando nos acercamos, el viento, al fin, se da por aludido. Gira, el viento gira para llevarnos de través, lo mas rápido posible hacia Cagliari. 4, 5, 6 nudos y subiendo. Dime tus planes que los dioses se reirán, dicen los griegos. Sopla cada vez más fuerte, vamos volando directamente hacia puerto. Reducimos las velas, vamos a 8 y 9 nudos, ciertas fuerzas no pueden contradecirse, Cagliari nos engulle con su enorme boca, Cerdeña no se limita a vernos pasar. Hay olas cortas e insistentes, uno sujeta fuerte el timón, rectificando el rumbo marcado por la mirada fija en el faro. De repente siento el arraste en el estómago y me vence la curiosidad: miro por la borda. El mar esta negro no se ve nada, fijo la vista un segundo y ahí veo un abismo profundísimo, que casi ni me lo creo. Esta tan profundo que me da vertigo. Y así de magna era la ola, el corazón toca fuerte contra las costillas. Por suerte era una maravilla unica, el último gran golpe de mar, como un puñetazo sobre la mesa tras un discurso airado.
A vela entramos en puerto, es muy amplio y nos permite echar el ancla.  Por la noche nos despierta el mar sacudiéndonos, al parecer un ferry nos ha pasado bien cerca. Por la mañana nos remolcan hasta dentro, atracamos con muerto, buenos días Cagliari… pasábamos por aquí… y… bueno, en fin.

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