Sicilia orizzontale e verticale.

Milazzo si prende cura del nostro riposo. Il suo grande castello ci guarda dall’alto, solo i pescatori camminano attraverso i pontili galleggianti.

Niente di meglio per prepararci per il mare che mangiare i suoi frutti. Fra le bancarelle vicino al porto, un pescatore ci offre un paio di branzini, freschi freschissimi, che cuciniamo al vapore con un po ‘di vino bianco calabrese. Odora che nutre. La pelle viene rimossa con una gentilezza che fa venire l’acquolina in bocca. Una cottura precisa, una vera comunione con il mare. Rendiamo i piatti  pulitissimi e le lische, per il bordo, vengono restituite a Poseidon. Questo sincero ringraziamento serve da rito di partenza: rimangono 126 miglia fino a San Vito lo Capo, saranno 14 ore di bolina fino all’angolo nord-occidentale della Sicilia.

Con le vele ben posizionate, Pathfinder naviga da solo, inseguendo il vento. È il miglior pilota automatico e l’unico che abbiamo. Le vele si cazzano stringendo il vento per raggiungere l’angolo che ci aiuta ad attraversare la costa nord di questa enorme isola.

Arriva la notte

“Guarda, si vede la testa di una sirena a babordo.” Nel superarla, vengono fuori grandi pinne, è una tartaruga marina che nuota verso est. Il suo guscio luminoso e scuro scompare di nuovo sotto la superficie del mare. Dopo il tramonto tre piccoli delfini danzano da un lato all’altro della nave.

Il Monte Monaco annuncia l’arrivo a San Vito lo Capo.

Nel porto siamo già avvisati che la città è “un po ‘fuori stagione”. Con le sue ampie strade desertiche sembra che siamo in un film di Sergio Leone. Mentre le attraversiamo, una melodia di Ennio Morricone suona nelle nostre teste. Dopo miglia di orizzonte, non resistiamo all’opportunità verticale offerta da quella grande roccia, che prega da templi immemorabili, e saliamo sulla montagna, verso la croce che corona la cima, a 540 metri sopra il mare. Da lì la cartografia del margine dell’isola e delle Egadi è tracciata davanti ai nostri occhi, questo è il nostro estremo ovest siciliano, laggiù vediamo il porto e la spiaggia dalle acque cristalline. Ai piedi della croce una scatola di metacrilato conserva un quaderno dove lasciamo anche noi, per i posteri, il ricordo del nostro passaggio, pochi minuti prima che anche una nuvola scelga questa cornice per riposare, facendo sparire l’intero panorama con una sfumatura di bianco. Lentamente, scendiamo dalla nuvola e dalla montagna e torniamo a Pathfinder per cena. Secondo le previsioni del tempo, un vento insistente da nord-ovest ci nega il passaggio in Sardegna, San Vito ci terrà sotto il suo marmo per almeno una settimana.

Già con la luce del giorno siamo tra la Sicilia e la Calabria. Sullo sfondo si intuisce lo Stretto di Messina. Siamo arrivati ​​giusto in tempo: dal silenzio arriva dolcemente l’apertura di un’aria musicale, è la corrente che passa agevolmente da stanca a portante. L’ascoltiamo pacificamente, deve essere il canto delle sirene che già senile e tenero, ci porta avanti. Sicilia e Calabria si avvicinano, come labbra per emettere un fischio. Le temibili Scilla e Cariddi risultano essere due giganti torri di ferro, bianche e rosse, vecchie torri di linea elettrica, che già in disuso, si ergono contro il cielo più simili a due solenni sfingi che guardano il passaggio. Apparentemente, la benevolenza è l’età avanzata dei mostri mitici. Quindi la bocca di Messina si chiude, così suona il fischio e attraverso di essa entriamo di soppiatto nel Tirreno. Questa è l’ultima parte di questa tappa, del concerto, il vento decade, le forze scadono. Questo mare ci accoglie con un pò di malinconia. Senza onde e senza vento, una leggera pioggia punteggia il mare. Il tramonto ci lascia a Milazzo, dove il tempo sembra ugualmente fermato, quindi ci fermiamo anche noi. Quella notte abbiamo dormito 13 ore.

Sicilia horizontal y vertical.

Milazzo cuida nuestro reposo. Su gran castillo nos mira desde lo alto, sólo los pescadores se pasean por las dársenas flotantes. 

Nada mejor para prepararse pra el mar que comer de sus frutos. Entre los puestos callejeros cercanos al puerto un pescador nos ofrece un par de lubinas, frescas fresquísimas, que cocinamos al vapor con un poco de vino blanco calabrese. Huele que alimenta. La piel se retira con una facilidad que nos hace salivar. Una cocción precisa, una auténtica comunión con el mar. Los platos quedan limpios y por la borda las raspas son devueltas a Poseidón. Este sincero agradecimiento sirve de rito de partida: Quedan 126 millas hasta San Vito lo Capo, van a ser 14 horas de orza hasta el extremo noroeste de Sicilia. 

Con las velas bien colocadas, Pathfinder navega solo, persiguiendo el viento. Es el mejor piloto automático y el único que tenemos. Las velas se ciñen apretando el viento para apurar el ángulo que nos ayuda a cruzar la costa norte de esta enorme isla. 

“Mira, por babor se ve una cabeza de sirena” Al sobrepasarla le salen unas grandes aletas, es una tortuga marina nadando hacia el este. Su caparazón brillante y oscuro desaparece de nuevo bajo la superficie del mar. Tras el ocaso tres delfines pequeños bailan de un lado al otro del barco.

El monte Monaco (monte Monje) nos anuncia la llegada a San Vito lo Capo. 

En el puerto ya nos advierten que el pueblo se encuentra “un poco fuera de temporada”. Con sus amplias calles desérticas parece que nos encontramos en el decorado de una película del lejano oeste. Mientras las atravesamos suena en nuestras cabezas una melodía de Ennio Morricone. Tras millas de horizonte, no nos resistimos a la oportunidad vertical que ofrece esa gran roca, que reza desde templos inmemoriales, y nos encaminamos monte arriba, hacia la cruz que corona la cima, a 540 metros sobre el mar. Desde allí la cartografía de Sicilia y de las islas Egadas se dibuja ante nuestros ojos, este es nuestro lejano oeste siciliano, allí abajo el puerto y la playa de aguas cristalinas. A los pies de la cruz una caja de metacrilato conserva una libretita donde también nosotros dejamos, para la posteridad, la memoria de nuestro paso, minutos antes de que una nube elija también este marco para reposarse, haciendo desaparecer todo el panorama con un fundido a blanco. Despacito, nos bajamos de la nube y del monte y volvemos a Pathfinder a la hora de la cena. Según las previsiones meteorológicas, un insistente viento de noroeste nos niega el paso hasta Cerdeña, San Vito nos va a tener bajo su mármol al menos una semana.

Lasciamo Roccella alle spalle, con una pedata

Sì, Roccella ci aveva fatto aspettare, disperare, dubitare … ma quando le cose sembrano andare a rotoli, chissà se effettivamente si stanno riposizionando? Chissà, se l’ago del giradischi non salta semplicemente per suonare la canzone giusta? Non più una canzone, ma un intero concerto è iniziato quel giovedì a mezzanotte, un recital di 16 ore, oltre 118 miglia.

La prima sezione fino a Spartivento e stata puro rock. È difficile non ammettere che gli elementi erano, letteralmente, dalla nostra parte quella notte. Sembrava che suonassero dal vivo quel tema che ti accappona la pelle. Vento di poppa a 25 nodi, raffiche di 30, che emettono esattamente dalle nostre spalle. Le onde accelerarono facendoci cavalcare le loro schiene, una dopo l’altra. Nell’oscurità della notte, che cancella l’orizzonte, le luci di navigazione illuminavano solamente le vele bianche e una schiuma che sottolinea ripetutamente la barca. Riusciamo a toccare i 14 nodi di velocità.

Quanto volevamo raggiungere Spartivento. Tante volte lo abbiamo visto dal treno, andando a vedere il mago! Era diventato un simbolo del superamento o un trofeo e, infine, girandolo, abbiamo girato il vento e con lui l’euforia. La sezione successiva fino all’alba fu una navigazione calma, meritata e riconoscente.

Già con la luce del giorno siamo tra la Sicilia e la Calabria. Sullo sfondo si intuisce lo Stretto di Messina. Siamo arrivati ​​giusto in tempo: dal silenzio arriva dolcemente l’apertura di un’aria musicale, è la corrente che passa agevolmente da stanca a portante. L’ascoltiamo pacificamente, deve essere il canto delle sirene che già senile e tenero, ci porta avanti. Sicilia e Calabria si avvicinano, come labbra per emettere un fischio. Le temibili Scilla e Cariddi risultano essere due giganti torri di ferro, bianche e rosse, vecchie torri di linea elettrica, che già in disuso, si ergono contro il cielo più simili a due solenni sfingi che guardano il passaggio. Apparentemente, la benevolenza è l’età avanzata dei mostri mitici. Quindi la bocca di Messina si chiude, così suona il fischio e attraverso di essa entriamo di soppiatto nel Tirreno. Questa è l’ultima parte di questa tappa, del concerto, il vento decade, le forze scadono. Questo mare ci accoglie con un pò di malinconia. Senza onde e senza vento, una leggera pioggia punteggia il mare. Il tramonto ci lascia a Milazzo, dove il tempo sembra ugualmente fermato, quindi ci fermiamo anche noi. Quella notte abbiamo dormito 13 ore.

Dejar atrás Roccella, de una coz.

Sí, Roccella nos había hecho esperar, desesperar, dudar… pero cuando las cosas parece que se tuercen, ¿quién sabe si en realidad se están reubicando? ¿Quién sabe si la aguja del tocadiscos no acaba de saltar para hacer sonar la canción justa? Ya no una canción sino todo un concierto empezaba aquel jueves a media noche, un recital de 16 horas y media, a lo largo de 118 millas.

El primer tramo hasta cabo Spartivento era puro rock. Es difícil no admitir que los elementos estaban literalmente de nuestra parte aquella noche. Sonaban como suenan en directo ese tema que te eriza la piel. Viento de popa a 25 nudos, ráfagas de 35, emitiendo exactamente desde nuestras espaldas. Las olas se aceleraban haciéndonos cabalgar sus lomos, una tras otra. En la oscuridad de la noche, que borra el horizonte, las luces de navegación iluminaban sólo blancas las velas y una espuma que repetidamente nos subraya. Llegamos a ver los 14 nudos de velocidad. 

Cuántas ganas teníamos de alcanzar Spartivento. ¡Tantas veces lo habíamos visto desde el tren, yendo a ver al mago! Se había convertido en un símbolo de superación o en un trofeo y, por fin, al girarlo, giramos el viento y con él la euforia. El siguiente tramo hasta el alba fue de una navegación tranquila, merecida y agradecida.

Ya con la luz del día nos encontramos entre Sicilia y Calabria. El estrecho de Mesina se adivina al fondo. Llegamos justo a tiempo: Desde el silencio llega dulcemente la abertura de un aria, es la corriente que suavemente pasa de estanca a portante. La escuchamos plácidamente, debe ser el canto de las sirenas que ya seniles se han enternecido y deciden llevarnos hacia delante. Sicilia y Calabria se acercan entre sí, como unos labios para proferir un silbido. Scilla y Caribdis resultan ser dos altísimas torres de hierro, blancas y rojas, antiguas torres de tendido aéreo, que ya en desuso, se yerguen contra el cielo más parecidas a dos solemnes esfinges que vigilan el paso. Al parecer, la benevolencia es la vejez de los monstruos míticos. Así la boca de Mesina se aprieta, así suena el silbido y por él nos colamos hasta el Tirreno. Esta es la última parte de esta etapa, del concierto, el viento decae, las fuerzas caducan. Este mar nos recibe con cierta melancolía. Sin olas y sin viento, una suave lluvia le puntea el lomo. El ocaso nos deja en Milazzo, donde el tiempo parece igualmente parado, así que nos paramos nosotros también. Aquella noche dormimos 13 horas.

Il mago Gattuso ci apre la porta del Tirreno

Ci svegliamo all’alba e ci dirigiamo verso Capo Spartivento, con l’intenzione di proseguire la traversata. Dopo una decina di miglia il motore inizia a lamentarsi con uno strano tremore, presto un fumo bianco conferma l’aborto della missione. In assenza di altri porti nell’area meridionale della Calabria, Pathfinder ci riporta a Roccella. Non senza preoccupazioni iniziano le possibili diagnosi. Forse il serbatoio del biodiesel ha generato alcuni batteri, che crescono come alghe, intasano le viscere della barca. Quindi procediamo a lavare lo stomaco. Fortunatamente, un cimitero di barche sequestrate, usate per trasporto di immigrati clandestini, ci fà trovare un grande serbatoio da 300 litri, con tutta la pazienza che abbiamo, laviamo per bene il serbatoio e svuotiamo il nostro diesel e ci accorgiamo, paradossalmente senza sollievo, che è pulito e che non è questo il problema. Cosa succede alla barca allora?

Gattuso vive a Reggio Calabria. Un’incredibile possibilità ci porta ad incontrarlo. Poco dopo essere entrato nel suo laboratorio si capisce che siamo entrati nell’umile santuario di un mago. Gli utensili ordinati per dimensioni: chiavi, morse, scatole con applique, guarnizioni, bulloni e anelli appesi alle pareti. Ogni oggetto riposa nel suo scompartimento come gli ingredienti in una dispensa, guardando il mago che va e viene, in attesa di essere richiesti. Gattuso tiene gli iniettori nelle sue mani da musicista, con la sensibilità con cui di notte accerezzerà con l’arco la sua lira o che pizzicherà le corde del suo mandolino. Quindi guarda tra le dita gli iniettori come uno che accudisce un essere vivente, un animaletto malato, un uccello con un’ala rotta. Presto l’oracolo si manifesta, riversando un flusso di parole metalliche piene di chiavi, morsetti, bulloni e anelli. Uno degli iniettori è ingrippato, fortunatamente ne ha uno uguale. Possiamo solo rimanere lì, osservando con onesta riverenza il procedimento del mago Gattuso, che si sviluppa attraverso il laboratorio con la facilità di una danza rituale. Ora prende l’iniettore e lo imbratta di un unguento verde, lo applica con indescrivibile tenerezza, quindi lo accarezza con un foglio misterioso, che non possiamo identificare. Ovviamente le meraviglie del mago sono invisibili al resto dei mortali. Quando la danza finisce, un altro torrente di parole metalliche si precipita per indicare che l’iniettore è pronto, quindi torniamo a Roccella, con gli organi guariti dentro una borsa.

Tuttavia gli dei non ci lasciano andare all’alba successiva, perché quando si posiziona l’organo sano, il tubo di distribuzione è ferito e parte. Un altro ritardo, ma almeno sappiamo già dove abita il mago. Questa volta ci porta a vedere un amico, un grande maestro saldatore, ci dice. Risulta essere lo stesso Efesto e il suo laboratorio un vero tempio pieno delle più svariate offerte votive. Prende la fiamma e con la precisione di un chirurgo esegue una saldatura molto piccola e delicata nel tubo sottile. Quindi ci allontana senza gloria o solennità e torna alla sua magnifica opera.

Svegliamo Pathfinder a mezzanotte, siamo pronti a lasciare la Calabria. Poseidone ci spinge fortemente dalla poppa, ci allontana da Roccella, dalla sua dolce incertezza, da questa prima preoccupazione di dubbio. Dopo aver consacrato i riti relativi agli dei locali, ora possiamo dire che il viaggio inizia.

GATTUSO GIUSEPPE – Via Saracinello 155 – 89131 Reggio Di Calabria (RC)38.0694415.66105 – 3278774542

Raccomandiamo a tutti i velisti con problemi di iniettori e pompe

El mago Gattuso nos abre la puerta al Tirreno

Nos levantamos al alba y ponemos rumbo a Cabo Spartivento, con toda la intención de seguir el viaje. Tras una decena de millas el motor empieza a quejarse con un temblor extraño, al poco un humo blanco nos confirma el aborto de la etapa. A falta de otros puertos en la zona sur de la Calabria, Pathfinder nos hace volver a Roccella. No sin preocupación, empiezan los posibles diagnósticos. Tal vez el depósito de biodiesel ha generado alguna bacteria, que creciendo como un alga, atasca las tripas del velero. Procedemos pues a hacerle un lavado de estómago. Afortunadamente un cementerio de barcos secuestrados, utilizados para el transporte de inmigrantes clandestinos, nos regala el hallazgo de un gran depósito de 300 litros. Con toda la paciencia de la que disponemos vamos vaciando nuestro diesel y comprobando, paradogicamente sin alivio, que está limpio y que no radica ahí el problema. ¿Qué le pasa entonces al barco? 

Gattuso habita en Reggio Calabria. Un azar increíble nos lleva a su encuentro. Al poco de entrar en su taller, uno comprende que ha entrado en el humilde santuario de un mago. Colgados de las paredes los utensilios ordenados por tamaños: llaves, gatos, cajas con apliques, gomas, tuercas, anillas. Cada uno de los objetos reposa en su compartimento como los ingredientes en la alacena, observando el ir y venir del brujo, esperando ser requeridos. Gattuso sostiene los inyectores en sus manos de músico, con la sensibilidad con la que por la noche cogerá el arco de su lira o que pulsará las cuerdas de su mandolina. Así, entre los dedos, los mira como quien compadece a un ser vivo, a un animalillo enfermo, a un pájaro con el ala rota. Pronto el oráculo se manifiesta, vierte un torrente calabrese de palabras metálicas, llenas de llaves, de gatos, de tuercas y de anillas. Uno de los inyectores está engripado, afortunadamente tiene uno igual. No podemos sino permanecer allí, observando con honesta reverencia el proceder del mago Gattuso, que se desenvuelve por el taller con la soltura de un baile ritual. Ahora toma el inyector y lo unta con una pomada verde, lo aplica con indescriptible ternura, luego lo acaricia con un papel misterioso, que no acertamos a identificar. Obviamente los prodigios del mago son invisibles al resto de los mortales. Cuando termina el baile, otro torrente de palabras metálicas se precipitan para indicarnos que el inyector esta listo, así que volvemos a Roccella, con el órgano sanado dentro de una bolsita.

Sin embargo los dioses no nos dejan ir a la mañana siguiente, porque al colocar el órgano sano, el tubito de distribución se lesiona y se parte. Otro retraso, pero por lo menos ya sabemos dónde habita el mago. Esta vez nos lleva a ver a un amigo, “un gran maestro soldador”, nos dice. Resulta ser el mismísimo Hefesto y su taller un verdadero templo llenos de los más variados exvotos. Toma la llama y con la precisión de un cirujano efectúa una pequeñísima y delicada soldadura en el fino tubo. Luego nos despide sin gloria ni solemnidad y vuelve a sus magnas labores. 

Despertamos a Pathfinder a medianoche, estamos listos para abandonar Calabria. Poseidón nos empuja fuertemente desde la popa, nos lleva, nos aleja de Roccella, de su dulce incertidumbre, de esta temprana inquietud de la duda. Habiendo consagrado los ritos pertinentes a los dioses locales, ahora sí, podemos decir que empieza el viaje.

Prima tappa 210 nm

Partiti da Sami (Cefalonia) alle 11,30 del 21/11, abbiamo percorso con mare e vento contrario (massimo 10 nodi) a motore, aiutati dalla randa per buona parte, rotta su Roccella Ionica (Calabria). Siamo arrivati il 23/11 alle 01.00 ormeggiando sulla banchina del distributore di benzina per poi prendere alla mattina successiva posto nel marina. Qui abbiamo scoperto con grande sorpresa una bella comunità di velisti che svernano a Roccella senza farsi mancare niente: lezioni di yoga, barbecue, al quale siamo stati invitati prontamente da John e sua moglie dove ci siamo presentati con un fantastico tzatziki recuperando le provviste greche. Abbiamo incontrato anche un olandese volante ormeggiato a fianco a Path proveniente dalla Croazia dove ha acquistato un Elan 42 diretto in olanda solo con pilota automatico fuori uso e problemi con l’avviamento del motore, un vero duro che a botte di birra non si perde d’animo. Aspettiamo che passi una pesante perturbazione per far rotta su Reggio Calabria.

Pathfinder* for smart people

A vela, nel mare pulito delle isole greche dello Ionio, se si è sufficientemente “smart” ce la si può godere “alla grande”.

Muoversi quando il vento ti aiuta, fermarsi in baie con l’acqua cristallina, godersi l’alba, brindare al tramonto, condividere appetitosi pasti preparati con la collaborazione di tutto l’equipaggio, sonnecchiare sotto l’ombra del tendalino, crogiolarsi sotto il caldo sole Continua a leggere “Pathfinder* for smart people”

In tre più Pepe

Leo, Lidia, Ezio e il piccolo Pepe su Alira da Pescara verso le tremiti con sosta forzata a Termoli per brutto tempo.

Trasferimento Bavaria 30 da Porto S. Giorgio a Bari

Verso fine novembre, nonostante avvisi di burrasca continui, sono riuscito a trasportare questa barca venduta dal simpaticissimo Elio, gran pescatore di tonni, a Tommaso di Bari. Arrivato il 25 novembre nel pomeriggio a Porto San Giorgio, dopo un minimo di cambusa e una cena con una frittura mitica presso un ristorante di fiducia di Elio, lo Continua a leggere “Trasferimento Bavaria 30 da Porto S. Giorgio a Bari”

Una settimana da sogno da Lefkada a Itaca con Leo skipper

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Domenica: imbarco da Lefkas, area nord est di Lefkada in mattinata ed al massimo entro le 13. Facciamo cambusa per la settimana che ci attende. Festeggiamo la nostra vacanza in Grecia con un primo bagno davanti Skorpios, la bellissima isola di Onassis, prima di raggiungere Meganissi e la baia di Spartachori, il classico villaggio di case bianche e celesti, dove trascorreremo la notte. Continua a leggere “Una settimana da sogno da Lefkada a Itaca con Leo skipper”

Da Palermo verso le colonne d’Ercole e ritorno

 

Su un Sun Odissey 38 piedi 20 giorni nel mediterraneo percorrendo circa 2000 miglia, scalo in Algeria a Ténès, in Marocco ad Al Jebeha e a Medril in Andalucia e di nuovo in Sicilia. Gli atterraggi a Ténès (Algeria) e Medril (Spagna) sono stati forzati da vento Continua a leggere “Da Palermo verso le colonne d’Ercole e ritorno”